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LETTERA MARZO 2014

GENTILI ZELATRICI E STIMATI LETTORI Quando preghiamo, lo sapete, noi parliamo con Dio: un dialogo tra Lui, Padre, e noi suoi figli. Anche quando recitiamo, ogni giorno, qualche decina del Rosario oppure facciamo l’Ora di Guardia mensile, noi dialoghiamo con Dio, con Gesù. Mentre viene indicato il “mistero” da recitare, è Lui, Gesù, che parla a noi; mentre recitiamo le “Ave Maria” siamo noi che rispondiamo a Lui.

Nel “mistero” Gesù ci dice quello che Lui ha fatto e ha detto per noi, quello che ha sofferto e quanto continua a insegnarci. Noi Gli rispondiamo con le “Ave Maria”! Rispondiamo, cioè, non da soli, ma con l’aiuto di Maria, “facendo nostre”, come leggiamo nell’enciclica sul Rosario, “le parole dell’angelo Gabriele e di sant’Elisabetta” (RVM, n. 24).
Con le “Ave Maria”, mentre pensiamo al mistero, in qualche modo, noi preghiamo, cioè rispondiamo a Gesù, con Maria e come Maria, Sua Mamma (ivi, 13s). Comunicando così con Gesù, la nostra preghiera diventa più sicura ed efficace e il nostro Rosario “potremmo dirlo la via di Maria” (n. 24). Allora noi uniamo la nostra preghiera, piccola e distratta, alla preghiera stessa della Madonna che è la nostra sicura mediatrice e guida presso il Signore.
Che meraviglia avviene mentre diciamo le Ave Maria! “Ricordiamo Cristo con Maria, impariamo Cristo da Maria, ci conformiamo a Cristo con Maria, e con Maria supplichiamo Cristo. Imploriamo Maria, ci uniamo a Lei sicuri “che la sua materna intercessione può tutto sul Cuore del Figlio”; sicuri che “mentre è supplicata da noi, si pone per noi davanti al Padre che l’ha colmata di grazia e al Figlio nato dal suo grembo, pregando con noi e per noi” (n. 16).

Ma c’è una considerazione ancora più profonda che il Papa in quella lettera sul Rosario ci suggerisce, cari zelatori e zelatrici, quando dice che la Madonna continua con il Rosario “la sua opera di annuncio di Cristo” (n. 17). In effetti il Rosario, mettendoci alla scuola di Maria (n. 1) ci richiama il mistero essenziale che è il Figlio di Dio che si fa Uomo nel grembo di Maria (n. 24). Questo mistero è “il capolavoro di Dio” (n. 33) che la Madonna stessa loda nel Magnificat (n.1) e che ci viene ricordato in questo mese di marzo il giorno dell’Annunciazione.
A considerare bene le cose, possiamo anche dire che, come noi ci rivolgiamo a Maria per “farci sentire da Gesù” pure Gesù “si serve” di Maria per rivolgersi a noi e per donarsi a noi. Anche per Gesù la via per arrivare a noi è la sua stessa Mamma. Scriveva Luigi M. da Montfort: «Dio ha dato il suo unico Figlio al mondo soltanto per mezzo di Maria. Per quanti sospiri abbiano emesso i patriarchi, innalzato domande i profeti e i santi dell’antica legge, durante quattromila anni, per avere questo tesoro, solo Maria ha trovato grazia davanti a Dio, con la forza delle sue preghiere e la sublimità delle sue virtù» (La vera devozione, n. 16).
Tutto questo lo abbiamo contemplato a Natale! Come novelli pastori o al seguito dei Re Magi abbiamo trovato e adorato Gesù “tra le sue braccia”. “Recitando le Ave Maria”, ora e sempre “noi ci sentiamo spinti a cercare sempre nuovamente in Maria, tra le sue braccia e nel suo cuore, il frutto benedetto del suo grembo” (n. 24). Non solo tra le braccia, sottolineiamo, ma più nel suo Cuore di Madre, ricolmo d’amore.
Tuttavia questo non basta! Maria ci aspetta nel Cenacolo: là si riceve Gesù e si ottiene lo Spirito Santo! In effetti “L’ultimo tratto biografico su Maria ce la presenta orante nel Cenacolo”. Così scrive Giovanni Paolo II nell’enciclica Dominum et vivificantem (n. 66): «Spiritualmente l’evento della Pentecoste non appartiene solo al passato: la Chiesa è sempre nel Cenacolo, che porta nel cuore. La Chiesa persevera nella preghiera, come gli apostoli insieme a Maria, Madre di Cristo. (…) Questa unione della Chiesa orante con la Madre di Cristo fa parte del mistero della Chiesa fin dall’inizio: noi la vediamo presente in questo mistero, come è presente in quello di suo Figlio».
Nella preghiera che facciamo con il Rosario ci viene concesso misticamente di vivere e crescere in questa identità nuova che ci è stata donata con il battesimo. Il riscoprire Maria di Nazareth, come compagna e sorella nel nostro cammino di fede e di santità cristiana, diventi in noi stimolo formidabile alla concreta imitazione delle sue virtù. Ogni giorno Lei ci veda alla sua scuola materna di preghiera, quali scolari attenti, diligenti e volenterosi.
Tutti uniti ai piedi della Madonna, con S. Domenico e S. Caterina!
Cordiali saluti. 

P. Eugenio Zabatta op.
Direttore dell’Associazione.


ROMA. BASILICA S. MARIA SOPRA MINERVA.
Cappella del s. Cuore. Cristo tra S. Caterina da Siena e S. Margherita Alacoque,
di Corrado Mezzana (1922).


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