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LETTERA MAGGIO 2014

Gentili zelatrici del Rosario e voi cari fratelli e sorelle. In ogni “Ave Maria”, che recitiamo con la certezza della nostra fede, invochiamo Maria con il titolo di Madre di Dio: «Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi…”. Il Rosario stesso, che è continua ripetizione dell’Ave, è nato e si è diffuso proprio per difendere e proclamare questa verità che è al fondamento della nostra fede cristiana. Maria è Madre di Dio perché è Dio Colui che, venuto a redimerci e a salvarci, è nato da Lei. (cf. MC 44, 46; RVM 20).

Secondo la tradizione, confermata dalla ricchissima iconografia, che ritroviamo ripetuta nei più bei santuari mariani (Pompei, Lourdes, Fatima), è a San Domenico e ai suoi frati che facciamo risalire l’essenziale propagazione della devozione del S. Rosario: è a San Domenico che la Beata Vergine offre la corona del S. Rosario! Si tramanda che a lui, scoraggiato perché la sua predicazione non otteneva le conversioni sperate, Maria le abbia rivolto, per consolarlo, simili parole: «Vedi, Domenico, tu fin’ora hai seminato la tua parola in un terreno arido, Dio, invece, quando ha voluto “lavare” dal peccato la faccia del mondo e salvarlo, ha cominciato con l’inviare sulla terra la rugiada della Salutazione angelica. Va! Predica il mio Rosario».
 Il “terreno arido” a cui si riferiva la Madonna era l’eresia catara, che appunto negava che la S. Vergine Maria è la Madre di Dio; e la “Salutazione angelica“ è proprio l’Ave Maria che viene rassomigliata alla “rugiada” che ammorbidisce il terreno, cioè prepara i cuori a ricevere la grazia di Dio. Il simbolo della rugiada ricorda anche – notiamo – la stessa Parola di Dio e la presenza dello Spirito Santo che, paragonati all’acqua, alla pioggia, alimentano il nostro cuore della grazia di Dio.

Con il Rosario confermiamo la nostra fede nella Vergine Maria come Madre di Dio e nello stesso tempo La preghiamo perché interceda a nostro favore, presso il Figlio Suo, che è Dio, adesso e nell’ora decisiva della nostra morte.
La nostra “Ora di Guardia”, recita solenne e comunitaria del Rosario, è perciò gesto di filiale affetto, da parte nostra, nei Suoi riguardi; gesto che non rimarrà senza buoni frutti. Il nostro Rosario è preghiera che rivolgiamo a Gesù, “frutto del Suo seno”, ma è preghiera che passa attraverso la Sua materna intercessione; e questo ci fa sicuri anche della Sua protezione. E la preghiera, come la fede, non si ferma solo alle parole, ma deve passare all’opera: chi ama offre buoni servizi alla persona amata, come il Samaritano che non si fermò solo a guardare, ma curò e soccorse chi aveva bisogno. 

Gentili zelatrici, con queste o simili parole incoraggiate sempre le iscritte all’Associazione e ugualmente i vostri parenti ed amici. Chi vuol bene alla Madonna non si ferma alle parole, ma sa anche animare gli altri a volerLe bene.
In questo mese di maggio adoperatevi in modo particolare a dare un colpo d’ala, come si dice, per incrementare la recita del Rosario. Quanto bene possiamo fare con il Rosario! La Madonna vi ricompensi per i sacrifici che fate. Ne vale la pena! 
Continuiamo con fede, continuiamo con amore a muoverci verso il Signore e la sua Santissima Madre. Raccomandiamo loro particolarmente i nostri cari ammalati e i nostri defunti. E, specialmente durante la nostra Ora di Guardia, sentiamoci uniti, con San Domenico e Santa Caterina, presso il trono della Regina del Santo Rosario!

G. CREMONINI (1570-99). Pinacoteca di Budrio (BO). Madonna del Rosario e San Domenico.

Cordiali saluti.  P. Eugenio Zabatta op., 
Direttore dell’Associazione.


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