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LETTERA GIUGNO 2014

Gentili iscritte al Rosario Perpetuo e stimati lettori, «Assapora la bontà del tuo Redentore e accenditi d’amore per Colui che ti ha salvato». Questa raccomandazione, attribuita a sant’Anselmo, la possiamo pensare rivolta proprio a noi che «abbiamo trovato nel Rosario un’autentica via di santificazione» (RVM, 8). Nella contemplazione dei misteri, infatti, siamo invitati «a gustare quanto è buono il Signore» e «sintonizzandoci con il ricordo e con lo sguardo di Maria» (RVM, 11), «siamo condotti ad una conoscenza profonda del mistero di Cristo» e «spinti a conformarci a Cri- sto... introducendoci nelle profondità del Cuore di Cristo» (RVM, 15, 19).

Il frutto più essenziale che coglie chi recita bene il Rosario, di fatto, consiste proprio nel «diventare conformi, uniti e consacrati a Gesù Cristo» (RVM, 15). E questa è la perfezione!
Ma chi recita bene il Rosario, per averne i frutti che promette? Anche chi riesce a vincere la propria pigrizia e prende in mano la corona per recitarlo, trova poi altre “tentazioni“ per recitarlo senza fervore o addirittura per finire di abbandonarlo.
Qualcuno trova monotono e noioso il Rosario per la ripetizione delle Ave Maria; ad altri sembra difficile riuscire ad armonizzare la meditazione dei misteri con le parole delle Ave Maria che pronunziano. Per molti, poi, il Rosario diventa un esercizio meccanico, privo di vita, tanto da pensare che la difficoltà è nel Rosario stesso. Altri, infine, propongono: «ma perché la recita di tanti misteri e di tante Ave Maria? Non è meglio dirne poche, ma bene?».
In verità, questi modi di pensare e di parlare sono di persone che non hanno ancora capito la preziosità del Rosario che giustamente è stato definito “compendio del Vangelo” (RVM, 18), sintesi di tutta la storia della nostra Redenzione; del Rosario la cui anima è la contemplazione.
Ma non ci dobbiamo sgomentare, né scoraggiarci perché sono proprio quelle le persone che noi, come zelatrici e zelatori, dobbiamo istruire sul modo di recitare il Rosario e aiutarle a comprendere il valore della preghiera e del Rosario e soprattutto dobbiamo incoraggiarle a partecipare all’Ora di Guardia. A proposito di Ave Maria ripetute, un vescovo diceva: «Io, di Ave Maria ne dico tante, sperando che almeno qualcuna la dica bene». Un’altra persona, non meno modesta, diceva: «Io semino le mie Ave Maria... qualcuna metterà radice e darà frutti».
Abbiamo bisogno di pregare molto e bene; spesso la nostra Ave Maria consisterà, forse, solo in uno sguardo fugace al Signore e alla Madonna, eppure essa non sarà mai detta inutilmente e – specialmente se è ripetuta – favorirà l’abitudine alla meditazione.
In questo momento penso a Gesù nell’orto degli ulivi che «andò di nuovo a pregare per la terza volta, ripetendo le medesime parole» (Mt 26, 44). Penso a Gesù, presso il pozzo di Giacobbe, quando confidò alla Samaritana che «i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, perché il Padre vuole così i suoi adoratori» (Gv 4, 23).
Non sarà un lusso, ma un dovere cercare, durante la recita del Rosario, quello spirito e verità che ci permetterà, quali veri adoratori, «di nutrire in noi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” e renderci così graditi al Signore e cari a Maria Santissima (cf. Rom. 15,5). Iniziando il mese di giugno, dedicato al S. Cuore, potremo, proprio con la meditazione dei misteri del Rosario, fare una degno ringraziamento alla Misericordia del Signore, di cui quel Cuore, fornace ardente di amore, ne è segno.
Un cordiale saluto a tutti voi! 
P. Eugenio Zabatta, direttore dell’Associazione.


ROMA. BASILICA S. MARIA SOPRA MINERVA.
Cappella del s. Cuore. Cristo tra S. Caterina da Siena e S. Margherita Alacoque,
di Corrado Mezzana (1922)


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