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Quella nobile finalita’ della nostra associazione

Avvicendandoci nella recita della corona del santo Rosario per ogni ora del mese, “procuriamo” una lode continua alla Madre di Dio. Cooperare affinché questa lode a Maria sia “perpetua” è il santo vanto di figli devoti verso la loro Madre Celeste. Il nostro impegno è semplice e piacevole: ciascuno di noi indica, a scelta, un’ora di preghiera in più al mese con la recita dei misteri del Rosario.

Quest’ora di preghiera la chiamiamo: “Ora di Guardia” a richiamo di quell’Ora di preghiera che Gesù chiese ai suoi Apostoli prediletti, nell’Orto degli ulivi.
Questo gesto di filiale affetto, da parte nostra, fa sì che in tutte le ore del mese ci siano alcuni che recitano il Rosario a lode di Maria. Gesto che si ripete mese per mese, secondo le intenzioni dettate dall’Associazione, non per colpire l’opinione pubblica, ma per impetrare da Dio, con l’aiuto della Madonna, quegli aiuti indispensabili per il bene spirituale delle persone e perché le iniziative umanitarie, sociali, politiche, con le loro istituzioni, riescano nel loro scopo.

Animati da motivi esclusivamente spirituali, cioè, preghiamo in unione stretta con innumerevoli fratelli e sorelle, come avvicen-dandoci davanti al trono di Maria, a vantaggio continuo degli uni per gli altri.
Questo “vantaggio”, che ci procuriamo gli uni gli altri, è immancabilmente collegato con la preghiera di lode a Maria; è il primo frutto prezioso della nostra appartenenza all’Associazione del Rosario.
La nostra devozione a Maria, che esprimiamo in modo efficace con la recita del Rosario, in solidale unione con gli altri iscritti all’Associazione, in certo modo ci fa “partecipare” con la “mediazione di grazia” della Madre di Dio e, in analogia, alla stessa “unica” mediazione di Cristo.

Così dicendo non vorrei andare oltre l’insegnamento della Chiesa, ma neanche dimenticare quel mistero di grazia che, soprattutto attraverso i Sacramenti, ci viene dato di vivere.
Con il Rosario noi, infatti, come leggiamo nella lettera di Giovanni Paolo II°, “Rosarium Virginis Mariae”, non solo preghiamo Maria, ma preghiamo con Maria (n. 16). Secondo il Papa del “Totus Tuus”, noi, con il Rosario, continuiamo il Magnificat di Maria, ringraziando Dio per il “capolavoro” compiuto in Lei: l’Incarnazione del Figlio Suo (n. 1).
La venerazione a Maria ci viene raccomandata caldamente dalla Chiesa e dai Santi. 
Penso in questo momento alle parole di San Bernardo: “Veneriamo Maria con tutto l’impeto del nostro cuore, dei nostri affetti, dei nostri desideri. Così vuole Colui che stabilì che noi ricevessimo tutto per mezzo di Maria”. Ma riconoscere la Sua singolare dignità, in qualche modo, vorrei sottolineare, è come seguire, conformarsi a Maria in quella mediazione di grazia del Redentore di cui Lei è partecipe in modo unico e universale.

Il principio di questa “mediazione” lo indica, ad esempio, la Lumen Gentium quando dice: “L’unica mediazione del Redentore non esclude, ma suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un’unica fonte” (n. 62). Per cui non c’è dubbio che l’unico Mediatore tra Dio e l’uomo è Gesù (I Tim. 2,6), e che “nessuno può andare al Padre se non per mezzo di Lui” (Gv. 14,6), ma la Sua Mediazione è così grande e universale che Egli la può partecipare, in diversa misura, alle sue creature.

Certo il primo posto lo riceve Maria, per il suo ruolo di Madre, tanto che non dobbiamo esitare a chiamarla “Mediatrice di tutte le grazie”, ma possiamo chiamare “mediatori” anche gli Apostoli, i Martiri, i Santi. Non ci dobbiamo meravigliare di questo se pensiamo a quanto hanno ripetuto i Padri del Concilio nella Lumen Gentium: “I fedeli dopo essere stati incorporati a Cristo con il battesimo e… resi partecipi dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo (n. 31) … Egli  intimamente li congiunge alla Sua Vita e alla sua Missione” (n. 34).

In altre parole tutti noi, incorporati a Gesù, siamo resi solidali gli uni con gli altri anche per la nostra salvezza e quindi ciascuno di noi deve portare il peso e la gioia del fardello degli altri secondo l’indicazione dell’apostolo Paolo: “portate i pesi gli uni degli altri” (Gal. 6,2) e ancora “noi siamo collaboratori di Dio” (I Cor. 3,9), ognuno, cioè, in qualche modo è anche intermediario, mediatore di salvezza per gli altri.
Noi non siamo operatori della salvezza; non siamo cioè gli artefici della salvezza, ma siamo intermediari, e, in questo senso, mediatori della salvezza gli uni per gli altri.

San Giovanni Crisostomo, richiesto chi per lui fosse il cristiano, rispose: ”il cristiano è colui che è responsabile di tutti gli uomini”. Per quanto stiamo dicendo, questo è proprio vero perché “tutti sono mediatori per tutti”. Chi pensa diversamente, lo sappia o no, fa del Regno di Dio, della “Comunione dei Santi” che professiamo nel Credo, della Chiesa, del regno dell’amore, una pura collettività di individui isolati che, in ultima analisi, per la salvezza non avrebbero nulla a che fare gli uni per gli altri.

La nostra Associazione del Rosario Perpetuo unendoci strettamente, per mezzo del Rosario, con Maria e tra noi, tende a farci vivere degnamente questa “Comunione dei Santi”. E l’opera, la carità prima e più grande che possiamo fare al prossimo è la preghiera per lui.


L’Associazione ha scelto per noi la preghiera che è “compendio del Vangelo” e perciò la più preziosa dopo la Santa Messa: la preghiera ispirata dalla stessa Madre di Dio, cioè la recita del S. Rosario … e per una così nobile causa.
Quando, davanti a Dio, noi renderemo conto dei doni e dei talenti ricevuti, sarà motivo di gioia per noi aver compiuto, con il Rosario, ciò che come “mediatori” avremmo dovuto fare per il nostro prossimo. (La Direzione). 


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Rosario Perpetuo

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