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Aumenta in noi la fede

Noi che abbiamo scelto il Rosario quale autentica via di santificazione (RVM 8) per metterci alla scuola di Maria, che ci propone l’esempio di quella “peregrinazione di fede” nella quale è maestra incomparabile (RVM 14) dobbiamo «ravvivare l’amore e la venerazione per la Vergine Santissima» perché «più un’anima sarà consacrata a lei, più sarà consacrata a Gesù Cristo» (RVM 15). La seguente riflessione ci presenta Maria come modello di fede da imitare e nello stesso tempo vuole formarci nella contemplazione dei misteri del Rosario.

AUMENTA IN NOI LA FEDE
per alimentare la nostra fede guardiamo la Madonna.

Facciamo nostra la preghiera degli Apostoli che, dopo essere stati con Gesù per vario tempo, e avendo compreso l’importanza della fede nella loro vita e per la loro missione, esclamano: «aumenta in noi la fede» (Lc 17,6).
E certamente non dev’essere rimasta nascosta agli stessi Apostoli l’esempio di fede offerto loro dalla madre di Gesù, il loro Maestro. Da quel “simpatico” episodio, che ci racconta il Vangelo di Luca in cui viene riportata l’esclamazione gioiosa di una donna, rivolta a Gesù: «… beato il seno da cui hai succhiato il latte» (11,27), possiamo dire, dalle parole che Gesù dà in risposta, che Egli stesso ha presentato come modello di fede la Sua mamma: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la  parola di Dio e la osservano! La vera fede, infatti, ci porta ad aderire pienamente a quanto il Signore, via via, ha rivelato e a cercare di conformare tutta la nostra vita al Suo insegnamento.

Oggi pure, dal Magistero della Chiesa, siamo invitati a guardare a Maria per alimentare e far crescere la nostra fede. La Chiesa stessa si rivolge a Maria come al modello, perfetto della fede, da seguire.
Pur ricca di privilegi, quale quello dell’Immacolata Concezione che l’ha resa immune dal peccato, è certo, infatti, che Maria visse non in visione, ma nella fede. Anche Lei è stata pellegrina nella fede. Maria pure è stata una credente.
Tale realtà è già riconosciuta da Elisabetta sotto l’influsso dello Spirito Santo: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore» (Lc 1,45). Non si tratta qui di un semplice dato della personalità religiosa di Maria, ma di un principio fondamentale che sta alla radice della sua missione e risponde alla domanda sulla sua stessa identità. 
Come ha puntualizzato Giovanni Paolo II nell’enciclica “Redemptoris Mater”, nelle parole di Elisabetta, insieme con quelle dell’angelo che la dicono «piena di grazia» (Lc 1,28), «si rivela un’essenziale contenuto mariologico, cioè la verità su Maria, che è diventata realmente presente nel mistero di Cristo proprio perché ha creduto» (RM, 12). Potremmo concludere che una retta interpretazione della fede di Maria coincide con la vera immagine di lei secondo il disegno salvifico di Dio.
Ora nella persona di Maria occorre salvaguardare due aspetti testimoniati dalla Scrittura: la pienezza di grazia, che la rende in modo unico amata da Dio e redenta da Cristo (praevisis meritis), e la condizione terrestre di creatura credente. Due aspetti, che vanno intesi bene e vanno tenuti insieme. Che questo sia necessario lo comprendiamo ricordando che «l’essenza del peccato originale sta nella mancanza della grazia e dell’elevazione soprannaturale alla quale l’uomo era stato originariamente destinato» (K. Rahner). Mancando della grazia, l’uomo è incapace di amare Dio sopra tutte le cose e conseguentemente di evitare i peccati gravi personali.
Ora l’Immacolata Concezione implica che Maria è stata creata nella grazia, la quale è ordinata ad una vita santa e senza peccato. Ricordiamo, però, che la santità di Maria non l’ha esentata da tutto quanto comporta la “natura umana” nella sua composizione: funzioni nutritive, generative, corporali, spirituali… sottomissione alla legge della progressività nell’apprendimento e maturazione, condizionamento della cultura e dell’ambiente; passaggio delle fasi di crescita, infanzia, adolescenza, maturità, morte…; esperienza di fame, sete, dolore, fatica, sofferenza… 
È chiaro che Maria poteva essere esentata con “doni preternaturali”, ma di fatto il Vangelo ci mette in guardia dall’attribuire a Maria certi doni o privilegi. Il Vangelo ci informa circa il sentimento di meraviglia provato da Maria, e da Giuseppe, udendo le parole di Simeone (Lc 2,32), anzi assicura che nel ritrovamento di Gesù nel tempio «essi non compresero le sue parole» (Lc 2,50). Il cammino terreno di Maria è determinato dalla fede e non dalla visione: san Luca la presenta in atteggiamento di silenzio meditativo per comprendere e penetrare fatti e parole riguardanti il Figlio, che resta anche per lei un enigma permanente: «Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19; cf  2,15). Alle nozze a Cana, come sotto la Croce, Maria sperimenta, dietro le parole del Cristo, il passaggio non indolore da madre a discepola, puntando sui legami spirituali con lui, più che su quelli naturali.
Non esente dalle condizioni naturali e dalla temporalità, l’Immacolata non è neppure esonerata dal dolore. Conosce l’esilio in terra straniera (Mt 2,13-15), il disagio abituale nei pellegrinaggi che Ella compie ogni anno da Nazareth a Gerusalemme (lc 2,41), un dolore vivissimo quando perde il Figlio dodicenne (Lc 2,48). Ma che dire della “spada” che trafigge la sua anima (Lc 2,35)? La Chiesa attribuisce alla Madonna le parole del cantico: «Guardate e vedete se c’è un dolore simile al mio dolore».

Tutto questo mostra sufficientemente come la vita terrena della Madre di Gesù, pur essendo libera dal peccato, non è stata esente da fatica, dalla sofferenza e dalla legge del progresso (ritmi di assimilazione e di maturazione) come già notava la Lumen Gentium del Concilio Vaticano II: «Così anche la beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede…».  Queste parole furono assunte, poi, a tema centrale della Redemptoris Mater di Giovanni Paolo II.
Nonostante i privilegi di grazia, dobbiamo concludere che «la condizione religiosa di Maria non differisce essenzialmente da quella della Chiesa» (J. Galot). Quindi anche la fede di Maria è simile alla nostra, anche se molto più perfetta, tanto da divenire tipo e modello per tutto il popolo cristiano. Proprio nell’enciclica citata si afferma che «la Sua eccezionale peregrinazione della fede rappresenta un costante punto di riferimento per la Chiesa, per i singoli e le comunità, per i popoli e le nazioni e, in un certo senso, per l’umanità intera» (RM 6).

Maria non cessa mai di essere «una di noi», «vera nostra sorella», pur elevata alla sublimità di Madre di Dio. «Pur nella ricchezza delle mirabili prerogative di cui Dio l’ha arricchita, per farla degna Madre del Verbo incarnato, essa è tuttavia vicinissima a noi, figlia di Adamo come noi e perciò nostra sorella per vincoli di natura” (PaoloVI, omelia del 21/11/1964).
(a cura di P. Eugenio Zabatta).


se c’è spazio può utilizzare la seguente aspirazione

LA MIA FEDE !
O Signore, fa che la mia fede sia piena, senza riserve,
sia libera, senza costrizioni, 
sia certa, senza esitazioni,
sia gioiosa e dia pace e letizia al mio spirito, senza paure;
che la mia fede sia operosa, senza pigrizia,
alimento continuo di speranza.
O Signore, fa che la mia fede sia umile, senza presunzioni,
sia fede schietta, spontanea, limpida,
che non segua ragionamenti contorti,
ma condotta dallo Spirito Santo, 
trovi garanzia nella Scrittura, forza nella Tradizione, 
e sia confortata dal Magistero della tua santa Chiesa. 
O Signore, semplicemente, io credo in Te!


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