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Con il Rosario impariamo da Maria a “fissare i nostri occhi su Cristo”

Nella Novo Millennio Ineunte, lettera dell’inizio del nuovo millennio, il S. Padre Giovanni Paolo II invitava tutti a fissare i propri occhi su Cristo come Maria (cf. nn. 16, 59). Questo invito ci richiama due fatti del Vangelo. Nel primo, indicato esplicitamente dal Papa, è la Madonna che, mentre torna a Nazareth dopo il pellegrinaggio a Gerusalemme, medita nel suo cuore il mistero di Cristo (Lc. 2,51).

Nel secondo riecheggia implicita la parola di Gesù: “Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a Me” (Gv.12,32) poiché “volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto” (Gv.19,37). 
I due episodi sembrano dirci che è necessaria la meditazione e che questa va fatta soprattutto su Gesù  bambino in fasce a Betlemme (Lc. 2,7) o morente sulla Croce al Calvario (GS, 22; NMI, 16)1 Come ci sarà possibile farla? Con quale mezzo?
Ci viene spontaneo pensare al S. Rosario come al mezzo più adatto. 
Il S. Rosario infatti, essenzialmente, non è altro che meditazione del mistero dell’Incarnazione di Cristo, nato dalla Vergine, e meditazione della nostra redenzione da Lui operata sulla Croce.
A questa stessa meditazione S. Paolo invitava gli ebrei quando scriveva: “considerate attentamente (cioè fissate il vostro sguardo su) quanto Gesù ha sopportato da parte dei malfattori contro la sua Persona e non vi lascerete mai perdere d’animo” (Eb. 12,1-3). 
Ed egli stesso, l’Apostolo, si presenta ai Filippesi proteso con slancio verso il futuro, mentre corre verso la meta che lo attende, per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, … sempre con lo sguardo rivolto verso il Cristo (Fil. 3, 13-14).
Ecco, mi dicevo, tutto questo non cerchiamo di farlo, anche noi, proprio con il Rosario?

Torna a conferma la riflessione di S. Gregorio di Nissa che scrive: “Se l’anima solleverà gli occhi verso il suo capo, che è Cristo, come dichiara Paolo, dovrà ritenersi felice per la potenziata acutezza della sua vista, perché terrà fissi gli occhi là dove non vi è l’oscurità del male… colui che ha il suo occhio fisso in Cristo, non può contemplare che splendore”.  Paolo…che non distolse mai i suoi occhi da Cristo, ma li tenne sempre rivolti al capo… anche a noi comanda di fare altrettanto quando prescrive di gustare le cose di lassù ( cf. Col. 3,1-2) cioè di tenere gli occhi nel capo, vale a dire su Cristo” (Omelia 5; PG 44, 683-686).
Si aggiunga, a questa, l’affermazione dell’apostolo Pietro: “Su questa salvezza (operata da Gesù) indagarono e scrutarono (cioè fissarono i loro occhi) i profeti … ai quali fu rivelato che non per se stessi, ma per  voi, erano ministri di quelle cose … nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo (I Pt, 10 -12).
Indagare, scrutare è uguale a meditare, a fissare lo sguardo su ciò che Cristo doveva soffrire e le glorie che ne dovevano seguire. E’ - dice l’apostolo Pietro - ciò che fanno anche gli angeli. Ma non è ciò che possiamo fare, già ora su questa terra, pure noi mentre recitiamo il Rosario?

Sarà caro, a distanza di secoli, al Papa Paolo VI, riconoscere nel Rosario la possibilità data a noi di fissare il nostro sguardo su Cristo, quando in una allocuzione (8.X.1969) afferma: “Il Rosario ci fissa nei quadri della vita e della teologia di Cristo, non solo con Maria, ma altresì, per quanto a noi è possibile, come Maria, che è certamente quella che più di tutti lo ha pensato (Lc., 2, 19; 2,51; 8,21; 11,28), lo ha capito, lo ha amato, lo ha vissuto”2. 
Per sua natura la recita del Rosario, che “esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso” (MC,47)3 favorisce il nostro sguardo interiore su Cristo e, con il susseguirsi armonioso delle “Ave Maria”, fissa i nostri occhi su Cristo come Maria, o meglio “in comunione con Maria” “che al Signore fu più vicina” (Ivi, 49a, 47).

E per il Papa Giovanni XXIII non si raccomanderà mai abbastanza la preghiera del S. Rosario da recitare non solo con la bocca, ma con la mente applicata (fissa) alle verità della fede e con il cuore carico di riconoscenza4. 
Quanto sia efficace e salutare per noi “fissare i nostri occhi su Cristo”, proprio con la meditazione attenta e continua sui misteri del Rosario, “compendio del Vangelo” (Pio XII), lo mette ancor più in evidenza Papa Giovanni Paolo II, nella “Novo Millennio Ineunte”, affermando: “La nostra testimonianza sarebbe, infatti, insopportabilmente povera se noi per primi non fossimo contemplatori del suo Volto” … cioè “il Volto del Nazareno che emerge con sicuro fondamento storico” dai Vangeli (n. 16).  
“Contemplazione” che, lo stesso Giovanni Paolo II, ci invita a farla insieme con Maria, nostra guida e maestra. Il Rosario, infatti, mettendoci alla scuola di Maria - spiega nella sua lettera di apertura all’Anno del Rosario- non è altro che questo: “contemplare con Maria il volto di Cristo”5. (Rosarium Virginis Mariae, n. 3). 
Quello stesso volto che “ripieni di una grande gioia, entrati nella casa, videro tra le braccia di Maria sua Madre e, prostratesi, lo adorarono” (Mt 2,11). 

P. Eugenio Zabatta, o.p.
1. GS. = Gaudium et Spes, è la Costituzione pastorale, del Concilio Vat. II,  sulla Chiesa nel mondo contemporaneo.
NMI = Novo millennio ineunte, è la Lettera del Papa al termine del Giubileo del 2000 (6.I.2001).2. (Insegnamenti di Paolo VI, ed. Vaticana, 1969, III, pp. 655-658).
3. MC = Marialis Cultus, è l’ Esortazione apostolica di Paolo VI sul Culto della Beata Vergine Maria (2.II.1974).
4. cf. Lett. Ap. di Giovanni XXIII, Il Religioso Convegno (29.XI.1961), n. 10.
5. Il Rosario della Vergine Maria, Lett. Ap. di Giovanni Paolo II sul Rosario, n. 3.


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