Loading...
Attendere prego......
Ignora collegamenti

Recitate il rosario e diffondetene la pratica

Raccomandare la recita giornaliera di una parte del santo Rosario, anche a dei giovani, oggi è possibile e non equivale più a voler difendere una causa perduta. La celebrazione dell’Anno del Rosario, voluta da Giovanni Paolo II, ormai con gli onori dell’altare, ha contribuito a conservare sostanzialmente intatto questo poema di devozione, il Rosario, in cui s’intrecciano, con i misteri principali della fede, le preghiere più venerande della cristianità: il Padre nostro, l’Ave Maria e il Gloria.

La celebrazione dell’Anno del Rosario, voluta da Giovanni Paolo II, ormai con gli onori dell’altare, ha contribuito a conservare sostanzialmente intatto questo poema di devozione, il Rosario, in cui s’intrecciano, con i misteri principali della fede, le preghiere più venerande della cristianità: il Padre nostro, l’Ave Maria e il Gloria. Non solo, ma con l’aggiunta dei misteri della luce, si è avuto come un’integrazione opportuna che ha reso più evidente che con il Rosario meditiamo tutta l’Opera della nostra Salvezza1.

Qualunque cosa si possa dire in contrario, il Rosario, in una parola, è indiscutibilmente lo stesso Vangelo che, meditato, diventa preghiera2. La contemplazione è l’anima del Rosario: questo non è riservato solo alla gente umile o alla folla anonima che va pellegrina a Lourdes, o a qualche altro santuario, ma è stato eletto quale “autentica via di santificazione, da uno stuolo innumerevole di Santi”3. Subito dopo il Concilio Vaticano II, la preghiera del Rosario sembrò slittare inevitabilmente verso il declino o l’eclissi totale. Ma non è stato così perché l’istinto cristiano più genuino ha tenuto conto dell’insegnamento dei Papi e della ripetuta richiesta della Madonna a recitare il Rosario.

Questa preghiera mariana è rimasta e per il “suo spessore cristologico”, messo in evidenza, è maggiormente apprezzata4. Presso la grotta di Lourdes o sull’elce, nella cova d’Iria di Fatima, la Madonna con insistenza ha raccomandato la recita del Rosario. In tutte le sue apparizioni non ha fatto che ripetere: «Recitate il Rosario tutti i giorni con devozione per ottenere la pace al mondo… Continuate a recitare il Rosario tutti i giorni… Recitate ogni giorno la corona del Rosario…». Alla fine, per rivelarsi, disse: «Io sono la Madonna del Rosario».

Quanto poi hanno detto i Papi sul Rosario per raccomandarne la devozione – da Clemente XII a Paolo VI – lo si può leggere in un volume di circa 300 pagine, intitolato “Le Saint Rosaire” e pubblicato, nel 1967, dai benedettini di Solesmes (ed. Desclée). La prefazione del volume fu affidata all’allora prefetto della Congregazione dei Seminari e delle Università, S.E. Mons Gabriele Garrone, che dette subito un avallo di validità e di importanza a quanto veniva, proprio a fine Concilio, offerto ai lettori. Anche i Papi succeduti a Paolo VI, sappiamo, rinnoveranno lo stesso pressante invito alla recita assidua del santo Rosario.

Basta sentire con la Chiesa, del resto, per accorgersi come «la molteplicità, la gravità, la continuità» con cui i Sommi Pontefici esortano la cristianità alla pratica di questa preghiera, per concludere che «il Rosario è veramente qualcosa cha appartiene alla Chiesa». «Se la Chiesa insiste con tanta forza sulla devozione del Rosario, lo fa perché ubbidisce al suo sicuro istinto materno. Lo fa perché ne vede la rettitudine e la fecondità, il valore educativo e nutriente in ordine alle virtù della fede e della carità». Ciò che veniva notato allora, in quel volume, suggerisce a noi che cosa dobbiamo fare oggi, come zelatori della Associazione del Rosario Perpetuo. «L’estrema leggerezza – vi si legge – di chi sottovaluta e rigetta tra le cose inutili la pratica del Rosario, può provenire dal fatto che: o non la conosce o la conosce male». E si aggiunge: «L’incomprensione circa il Rosario tradisce oggi l’impoverimento della stessa preghiera. È pensabile, infatti, che parli male del Rosario solo chi da tempo forse non lo recita più e la sua preghiera sia divenuta assai scarsa».

Ora – notiamo noi – queste affermazioni devono interessarci per due motivi. Il primo ci riguarda personalmente perché rimane necessario esaminarci spesso sul fervore o meno che accompagna la nostra recita. È facile cadere, se non si vigila, in una recita sterile! Il secondo motivo riguarda, invece, la nostra doverosa testimonianza che ci responsabilizza a diffondere questa devozione che abbiamo fatto nostra. Sulla nostra pagellina d’iscrizione abbiamo riportato una raccomandazione che, durante l’Anno Santo, Giovanni Paolo II fece proprio agli iscritti del Rosario Perpetuo: «Recitate il santo Rosario e diffondetene la pratica negli ambienti che frequentate. È una preghiera che introduce alla scuola del Vangelo vissuto, educa gli animi alla pietà, rende perseveranti nel bene, prepara alla vita e, soprattutto, vi fa cari a Maria Santissima»5.

Nello stesso volume, che abbiamo citato, si legge ancora: «Il segreto del Rosario sta nel fatto, senza dirlo, di ridonarci, di fronte alla nostra Madre celeste, dei cuori di fanciulli: condizione senza la quale è chiuso il Regno dei Cieli. Il Rosario ha l’efficacia di annientare un orgoglio che sarebbe difficile attaccare frontalmente. “Io vi saluto, o Maria…!” ed ecco che il cuore si trova, senza accorgersene, divenuto capace di dire “Padre nostro” e “Gloria al Padre…”. Oh! Davvero non si potrebbe immaginare una scuola di educazione e di rieducazione alla fede più efficace e più sicura del Rosario, il Rosario di ogni giorno, divenuto abitudine santa».

Chi recita il Rosario con cuore sincero, presto assiste a questa meravigliosa sorpresa che è promessa e dono di fede: si prega per la guarigione del corpo, ed ecco che questa domanda sconfina in quella della più importante guarigione dello spirito; chi prega per la propria salute, ad un certo momento non sa più se per caso non stia pregando maggiormente per quella di tutti: tutte le preghiere si fondono in un’unica preghiera per il bene di tutti gli uomini. Così, a poco a poco, ci si trova elevati verso altezze dove tutto si riporta nella lode del Signore, nel cantico del Lauda Sion Salvatorem sciolto attorno all’Ostia divina. Sì, perché, “Maria guida i fedeli all’Eucaristia”6 e la devozione del Rosario sboccia nella fervorosa adorazione di Gesù nel tabernacolo.

p. eugenio zabatta op.

1. GIOVANNI PAOLO II, Lett. Ap. Rosarium Virginis Mariae (RVM), n. 19.
2. PAOLO VI, Esort. Ap. Marialis Cultus (MC), 1974, n. 42. Cf RVM, 18.
3. RVM, n. 8.
4. RVM, n. 19.
5. Giovanni Paolo II, 2 aprile 2000, discorso ai pellegrini in piazza S. Pietro.
6. Redemptoris Mater, n. 44


Torna su

Rosario Perpetuo

Direzione: Piazza S. Maria Novella, n. 18 – 50123 FIRENZE
Tel: 055 239 60 34 - 055 265 64 53

Segreteria: Via Cittadella, n. 39 - 50144 Firenze
Tel. 055 35 56 80 - CCP n. 304501 int. a "Rosario Perpetuo – FI".

Orario di apertura (solo i giorni feriali).
Direzione: ore 11,00-13,00; 14,30-17,00.
Segreteria ore 8,30 -12,30.

Centro del Rosario Perpetuo
P.za S. Maria Novella, 18 -
50123 FIRENZE
tel. 055 35 56 80
e-mail: rosario.perpetuo@tiscali.it

Area riservata | Credits
Cookies Policy